Acer campestre
Albero deciduo di piccole dimensioni (10-20 m d’altezza), con tronco sinuoso e chioma densa, tondeggiante. Superato il periodo rigoglioso giovanile cresce lentamente, raramente supera i 150 anni di età. La corteccia, da giovane giallastra e a volte un po’ suberosa, diventa presto bruno-grigiastra, suddividendosi in piccole placche rettangolari persistenti.
Europa Centrale e Meridionale; l’areale è limitato ad Est dalla Vistola e dal Don in Russia, a Nord dalla Scozia e l’Irlanda, a Ovest dalla Penisola Iberica. Si rinviene nelle zone fresche dell’Africa settentrionale, dell’Anatolia Pontica (Mar Nero), del Caucaso e dell’Iran.
In Italia è molto diffuso nei boschi meso-termofili, soprattutto nei querceti a foglia caduca, tra il piano ed i 1.000 m di quota (fino a 1.600 m in Sicilia). Specie eliofila, preferisce suoli abbastanza ricchi e, se ceduato, ricaccia bene dalla ceppaia. È comunemente coltivato in siepi e come tutore vivo della vite.
Questo legno viene utilizzato per mobili, calci da fucile, manici ed attrezzi agricoli.
Molto usato in liuteria per la produzione di fondo, doghe e fasce sia di strumenti ad arco che di strumenti a pizzico.
A livello globale le popolazioni di acero campestre sono stabili. Nonostante questo, questa specie, risulta essere vulnerabile agli attacchi del tarlo asiatico (Anoplophora glabripennis).
Auspicabile il monitoraggio delle popolazioni al fine di prevenirne il declino potenzialmente conseguente agli attacchi del tarlo asiatico.
LC - Least Concern - A basso rischio
CITES Italia • Ultimo aggiornamento
Non presente.
Poco evidente
Fine, Media
Non durabile
Non resistente
Il suo utilizzo in ambiente urbano dovrebbe essere incrementato date alcune sue caratteristiche: presenta un'interessante foliage in autunno (buona caratteristica ornamentale), a maturità è di dimensioni contenute e richiede una manutenzione ridotta.