Gonystylus spp.

Specifiche

Famiglia
Thymeleaceae

Specie
Gonystylus spp. 

ramin
ahmin
ainunura
akenia
badiako
bidaru
claro
gaharu
gahru
buaia
lanutan
bagiò
latareko
malapdo
mata keli
mavota
melawis
merawis
minjak
pandit
petata
pulai miang
salasa ai
ula tupai
Descrizione
Si presenta indifferenziato, di colore biancastro o giallognolo chiaro, talvolta con variegature brune oppure con macchie centrali verdastre. La tessitura è fine, la fibratura perlopiù diritta, il peso volumico compreso tra 0,55 e 0,80. La presenza di fibre appuntite che possono conficcarsi nella pelle rende la scortecciatura pericolosa. Ha buona resistenza meccanica ma scadente durabilità, eccetto che nei climi freddi.
Morfologia della pianta

Alberi alti fino a 40 m con tronco colonnare dal diametro massimo di 50 cm. Le foglie sono prive di stipole, alterne, semplici, ovate, a margine intero e mucronate all’apice. I fiori, di circa 8 mm di diametro, sono verdastri, portati all’apice dei rami. Il frutto è una capsula deiscente.

Dove si può trovare

Paesi origine e distribuzione

Asia Sud-Orientale e Isole del Pacifico: Borneo, Sumatra, Isole Salomone, Isole Figi, Filippine.

Habitat ed ecologia

Specie diffusa nelle foreste primarie a dominanza di Dipterocarpus sp. dal piano fino a 300 m di quota; predilige terreni ben drenati sul fianco di colline. La presenza in formazioni secondarie è indice di una permanenza dalla fase precedente al disturbo antropico.

Usi e impieghi

Classe di utilizzo
CU1
CU2
CU3
CU4
CU5
Aree di applicazione

È impiegato in falegnameria leggera, ossatura di mobili, arredamento d’interni, battiscopa, giocattoli, arnesi d’uso domestico.

Minacce e Conservazione

Minacce

I fattori principali che minacciano la conservazione di queste specie sono l'eccessivo prelievo per il loro legname, la bassa capacità di rigenerazione, la perdita e degradazione del loro habitat. La crescita lenta e il basso tasso di rigenerazione, associate al sovrasfruttamento e al prelievo selettivo di individui maturi che quindi potrebbero riprodursi, sono un elemento molto problematico. La frammentazione e la degradazione degli habitat permette, tra le altre cose, il diffondersi di incendiù che aggravano la situazione.

Misure di conservazione

Tutte le specie appartenenti al genere Gonystylus sono inserite nell'Appendice II della CITES e, pertanto, il loro commercio è strettamente regolamentato. Alcune specie genere sono presenti in alcune collezioni ex situ e in aree protette (BGCI 2017), ma è necessario implementare le conoscenze relative alle dinamiche di popolazione e promuovere una gestione selvicolturale sostenibile.

IUCN. Lista Rossa IUCN

Gonystylus affinis VU - Vulnerable - Vulnerabile (2018); G. bancanus CR - Critically Endangered - Gravemente a rischio di estinzione (2018); G. brunnescens NT - Near Threatened - Prossimo alla minaccia; G. calophyllus VU - Vulnerable - Vulnerabile (2018); G. confusus LC - Least Concern - A basso rischio (2021); G. macrophyllus LC - Least Concern - A basso rischio (2018); G. maingayi VU - Vulnerable - Vulnerabile (2018).

CITES. Anno di valutazione CITES

CITES Italia • Ultimo aggiornamento

Appendice II

Dati tecnici


Caratteristiche estetiche

Venatura

Non evidente

Tessitura

Fine, Media


Caratteristiche fisiche e meccaniche

Massa Volumica
M.V.
660 kg/m3
Ritiro Radiale
Rit. rd
49
MPa
Ritiro Tangenziale
Rit. tg
91
MPa
Resistenza alla Flessione
M.O.R.
112 MPa
Modulo di Elasticità
M.O.E.
19020 MPa

Caratteristiche di durabilità

Durabilità a funghi

Non durabile

Durabilità a insetti

Non resistente

Varie ed eventuali

Dal punto di vista commerciale le specie usate sono: Gonystylus affinis Radlk., G. bancanus (Miq.) Kurz., G. brunnescens Airy-Shaw, G. caryophyllus Gilg., G. confusus Airy-Shaw, G. forbesii Gilg, G. macrophyllum Airy-Shaw, G. maingayi Hook. Dato lo stato di conservazione in natura di molte di queste specie, l'utilizzo del ramin sarebbe da evitare. Allo stato fresco questo legno ha un odore penetrante, sgradevole alla maggior parte degli occidentali, mentre è assai gradito ai locali che lo impiegano nei templi al posto dell’incenso.