Populus tremula
Il pioppo tremolo può raggiungere i 25 m di altezza, ha fusto per lo più diritto e slanciato con una corteccia liscia di colore grigio-verde o grigio-biancastro con grandi lenticelle. La chioma è arrotondata, le foglie dei rami in accrescimento sono triangolari-ovate a base troncata o cordata, con lungo picciolo cilindrico ed apice acuto; le foglie dei rami fioriferi sono glabre su entrambe le pagine, sub-orbicolari, con picciolo compresso perpendicolarmente alla lamina, arrotondate all’apice, verdi-glauche, più chiare inferiormente. È un albero dioico, i fiori maschili, portati in amenti incurvati, sono grossi e coperti di fitta e lunga peluria bianco-grigia, con stami ed antere porporine; gli amenti femminili sono più lunghi, ugualmente pelosi, con brattee fortemente incise e ovario verde con 2 stimmi rossi. I frutti sono costituiti da una capsula conica contenente numerosi semi.
Euroasiatico; presente anche limitatamente sulle montagne dell’Africa Settentrionale.
È il più montano dei pioppi autoctoni, poiché cresce dal piano basale fino a 2.000 m circa di quota. Vive in vari ambienti e con un ampia gamma di condizioni climatiche, in buone condizioni di luce. In versanti disturbati che permettono la penetrazione della luce può formare boschi puri, ma entra anche in boschi misti assieme a pino silvestre e betulle. Il pioppo tremolo ibrida frequentemente con il pioppo bianco dando vita a individui più vigorosi delle piante madri. Questa specie, inoltre, riveste una notevole importanza ecologica per diversi licheni, invertebrati e uccelli con cui stringe legami specie-specifici.
È impiegato per falegnameria corrente, compensati, fiammiferi.
In alcune zone dell'areale la specie è minacciata dall'espansione urbana e agricola. È suscettibile agli attacchi del patogeno fungino Phenillus tremulaei, che determina la morte della pianta; il pioppo tremolo è ospite intermedio di Melamspora pinitorqua che, come ospite terminale, attacca il pino silvestre. Le popolazioni cinesi sono suscettibili agli attacchi del tarlo asiatico.
È conservata in 81 collezioni ex situ (BGCI 2017).
LC - Least Concern - A basso rischio
CITES Italia • Ultimo aggiornamento
Non presente.
Poco evidente
Fine, Grossolana
Non durabile
Non resistente